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	<title>saggistica</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:38:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fumare mi sprona a pormi degli obbiettivi, mi spinge ad immaginarmi futuri implausibili, a guardarmi con occhi diversi, a fare buoni propositi e sognare di migliorarsi, amplia. Avere un vizio è sempre anche la tensione di volersene liberare. Di volersi controllare nel sentirsi controllati. È un gioco di volontà e limiti, in fin dei conti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=358&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fumare mi sprona a pormi degli obbiettivi, mi spinge ad immaginarmi futuri implausibili, a guardarmi con occhi diversi, a fare buoni propositi e sognare di migliorarsi, amplia.<br />
Avere un vizio è sempre anche la tensione di volersene liberare. Di volersi controllare nel sentirsi controllati. È un gioco di volontà e limiti, in fin dei conti tutti hanno delle abitudini assurde, tutti i gruppi sociali hanno delle leggi incomprensibili.<br />
A proposito di propositi è un accostamento di parole assurdo fatto dal sottoscritto di proposito.<br />
A proposito di propositi dovrei tenere un diario. Visto che ancora non so come registrare altrimenti i miei pensieri. Dovrei inventarlo, qualcosa di simile alla perfetta ripetitibilità, un registratorino che mappa gli impulsi nelle sinapsi, che si può stoppare, riavvolgere e risentire, che può essere fatto rivivere attraverso lo stimolo degli stessi impulsi seguendo la traccia, come in quel film.<br />
So che non stai leggendo, non abbastanza comunque, non farsi una colpa dell’ignoranza non vuol dire non volersi migliorare, alcune cose che non sai non importano comunque non preoccuparti oppure tutto importa ma allora va sempre bene finchè c’è una storia, senza storia non c’è vita senza storia.<br />
Allora tantovale.<br />
Tantovale aprirsi, tanto vale starsene zitti, tantovale essere unici, che poi in sette miliardi è anche dura votare ogni volta che ci sono i mondiali tanto la televisione è la novella democrazia, ognuno ha l’occasione di avere il diritto di dire o fare qualcosa di impressionante per la fama passeggera in due minuti di celebrità, mentre dovrebbero avere tutti insieme il diritto di esprimersi votando.<br />
Che ne so far finta di voler migliorare il mondo tutti insieme potrebbe fungere da stimolo per farlo davvero, una volta tanto.<br />
Probabilmente non ci saranno abbastanza televisori, o telecomandi. E forse per fortuna.<br />
Perché sennò la balla del suffragio universale non regge mica, chi non ne sa perché se ne fotte di quello che gli accade intorno non deve certo essere rappresentato. Siamo per i diritti di tutti ma noi ne abbiamo di più per noi, può andar bene solo se cerchi di migliorare gli altri o menti a tutti.<br />
È da ipocriti pagare meno se sai che lo sconto è lo scotto altrui. Se il tuo guadagno significa che uno viene tenuto in povertà totale per obbligarlo a lavorare per un nonnulla è una mascalzonata.<br />
Puoi far finta di niente ma mica sempre.<br />
A livello locale facciamo votare tutti perché sennò mia nonna non vota e lei ha visto la guerra (e può convincere anche la sua amica ‘Tita che è grata a Dio perché c’è ancora il Re), e non si potrebbe promettere l’appalto a qualcuno coi soldi di qualcun altro, mentre a .<br />
Ecco ho perso un pensiero. Che amarezza.</p>
<p>Provo il giorno dopo a continuare da dove ho lasciato: per un suffragio ragionato, come scegliere quali criteri usare per rendere ad accesso limitato ai migliori l’attività di governo? Il problema è che chi decide dovrebbe essere il già il migliore?<br />
Esami per essere candidabili di:<br />
-lingue: lingua madre e dialetto a livello locale, inglese e terza lingua almeno per il parlamento europeo<br />
-cultura generale: geografia e storia, il sindaco di un paesino può non sapere l’anno della scoperta dell’america? storia dell’istituzione di cui si vuole far parte.<br />
-educazione civicostituzionale con approfondimento riguardo la carica che si vuole ricoprire, non si può candidare uno che non ha prima studiato come fare il lavoro che vuole fare.<br />
-diritto: per sapere cosa in quel posto si può fare ma soprattutto quello che non si deve.<br />
-un numero minimo di proposte per cambiamenti, ma conoscenza di tutte le problematiche e posizione al riguardo devono essere necessariamente preliminari: non ci si può candidare perché si vuole fare una cosa e poi per il resto voti come ti dicono di fare, non ha senso, proponi la tua unica idea ad un candidato in cambio del voto piuttosto.<br />
-ho letto e compreso che qualora un’indagine a mio carico dovesse portarmi ad essere un cattivo esempio lascerò il posto, perché rispetto delle istituzioni è non volerle coinvolgere con affari personali.<br />
-il privato che vuole partecipare alla gestione del pubblico deve essere disponibile a rinunciare ad una parte della sua privacy, si deve sapere dei personaggi e funzionari pubblici quanto guadagnano e se commettono atti deplorevoli, devono essere giudicabili dalle masse, e queste dovrebbero scegliere i buoni esempi.<br />
-fedina penale pulita, anche se le leggi non sono già tutte giuste chi si candida dev’essere immacolato, chi vuole cambiare la legge può farlo candidando qualcuno che la pensi come lui seppur non l’abbia mai infranta.<br />
-Come può uno al potere essere anche solo continuamente indagato per corruzione e rispondere che è inevitabile che uno al potere venga indagato per corruzione. Se uno viene indagato si dimette affronta il processo e se viene provato innocente può tornare con ancor più diritto di prima.<br />
-il problema poi è che oggi fare il politico non significa saper governare, esporre bene delle idee ed essere convincenti<br />
Il percorso di attuazione dev’essere dall’alto verso il basso: dal parlamento europeo deve essere eletto un governo europeo, che rispetti i suddetti criteri, l’esempio dall’alto significa che la meritocrazia deve istituzionalizzarsi selezionandosi, la presentabilità dei candidati spetta però ai partiti, che non si danno uno standard minimo: basta saper vendere bene idee e parole per voti, il pubblico non si può permettere incompetenti.<br />
Paradossalmente i pochi che governano, ed in questo momento essendo apartitici o tecnici sono ancora in meno con più potere forse, dovrebbero ascoltare i molti: un governo provvisorio dovrebbe chiedere direttamente ai cittadini su più questioni possibili il loro parere, e questo si fa con referendum e almeno prendendo in esame le proposte di legge popolare.<br />
Bisogna legare la perseguibilità al voto ed istituire una patente del cittadino ma ancor prima prepararlo, il voto dev’essere il risultato del percorso di studi e crescita, perché non già a 16 anni, ci sono ragazzini svegli e idealisti che si interessano del pubblico e hanno passato il test di educazione civica? Non sono meglio di svogliati, disillusi, disfattisti che non lo passerebbero? Spero che anche i condannati per mafia non possano votare a vita. Se questi ragazzi potessero, in cambio dell’accettazione consapevole delle proprie piene responsabilità davanti alla legge, voterebbero per interesse nel senso buono, di partecipazione.</p>
<p>Per quanto riguarda la Toquevilliana proposta di introdurre a livello europeo e non locale un’addizionale simbolica proporzionale al livello di studio, si può dirne che è fascistoide e settaria, ma educativa nel senso che sprona allo studio. Che poi è sempre possibile il fatto che un laureato in chimica possa non capire nulla di quello che gli càpita intorno e votare come un camorrista o un poveraccio comprati con 50 euro o un lavoro, però a livello locale si può controllare: una brava e capace persona che non ha fatto la terza media ma ha dedicato la vita al pubblico facendo politica potrebbe fare il parlamentare europeo? La verità è che a livello europeo dell’operato del parlamento se ne sa poco o nulla, non ci sono telegiornali che parlano di chi ha votato cosa, si sa che arrivano dei soldi di finanziamenti stanziati ma poi chi li da sono le banche e la Bce quindi contano di più loro. Visto che non si possono vedere i parlamentari all’opera, non sarebbe meglio scremarli prima di permettergli di essere scelti, se uno si candida con un partito e vuole fare il ministro del lavoro ne saprà di diritto del lavoro, e farlo selezionandoli anche per titoli di studio? Un laureato in medicina potrebbe avere delle buone idee a proposito del diritto allo sciopero, ma non è più probabile che ne abbia un sindacalista o un laureato in giurisprudenza?<br />
E se si dividesse la popolazione per Qi potrebbe darsi che un fisico diventi presidente del consiglio, e investa solo in ricerca teconologica per farsi un megalaboratorio perché lui potrebbe andare su Marte se ne avesse i mezzi e gli altri morirebbero di fame.<br />
Cosa succederebbe invece a livello europeo se si votasse all’oscuro? Ti danno una rosa di candidati con dei numeri, anche tutti uguali, delle maschere, senza faccia, tu ne leggi le idee e i titoli di studio e decidi. I nomi sono identificativi, non si tratterebbe di candidati anonimi, ma solo senza volto.<br />
Voti senza volti.<br />
Dietro il velo le idee. Si dovrebbe anzi tacere anche la parte politica o il partito del candidato, soprattutto a livello locale, giacchè contano meno i grandi ideali rispetto le politiche concrete sarebbe meglio si sapesse cosa ne pensano e cosa intendono fare riguardo a ben determinati punti.<br />
In questo modo la partecipazione democratica sarebbe certo più difficile ma votare non deve essere cosa leggera. Forse vedo solo lo sprone che può dare alla partecipazione nel mio caso, sono laureato è logico che io voglia un decimillesimo di potere in più rispetto gli altri, mi sento migliore e plasmo il mondo secondo una mia visione probabilmente distorta, forse dico lo faccio per poi candidarmi io stesso perché bramo di dare un senso più alto alla mia vita, o almeno finire immortalato nella storia.<br />
Forse escludere delle persone da un diritto o darne di più ad altri è discriminatorio e toglie diritti inalienabili acquisiti con dure lotte. Forse il suffragio deve restare universale per il parlamento ed includere la clausola addizionale per il senato, e un test ai ministri. Si così sembra abbastanza equilibrato.</p>
<p>Se un anziano non può andare in galera non può nemmeno votare, dei test attitudinali minimi per i rappresentanti saranno presto e tardi obbligatori. Chi non sa in che mondo vive non può decidere come deve diventare.</p>
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		<title>Relativismo culturale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:30:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo scritto è stato fatto per imparare il libro Relativismo Culturale di Angela Biscaldi, senza l’ausilio di internet.<br />
Enjoy!<br />
Quando parliamo di relativismo culturale intendiamo una prospettiva nata nel contesto della ricerca e della riflessione dell’antropologia americana di inizio secolo con Franz Boas, sistematizzata a metà 900, con un dibattito che affronta i dubbi riguardo alla possibilità di valutare le culture.<br />
Per uscire da l’occidentocentrismo, il fardello dell’uomo bianco spinto al parossismo nell’Inghilterra evoluzionista, si afferma che le culture non sono in gara su una scala tra loro né tanto meno ce ne sono alcune che sono il passato vivente di altre più avanti. O che talune siano semplici perché non le conosciamo o non le capiamo e che non si deve per forza convincere gli altri a vivere come noi, non fosse altro per non andare contro i nostri principi e valori basati sul rispetto del diritto alla libertà e alla diversità.<br />
Il punto di partenza di chi si propone di studiare le diverse culture è evitare le generalizzazioni, seppure appaiano necessarie. Se infatti è giusto dire che ci sono diverse archetipiche etnie cioè che i popoli sono, seppur appartengano tutti ad una specie di homo nata in Africa, molto diversi tra loro, distinti perché distanti, anche nell’aspetto dei tratti somatici essendo risultati di diverse ondate migratorie in diversi periodi e in diversi luoghi per il mondo. È anche vero che ogni singolo non si limita ad essere esclusivamente un animale sociale che apprende interamente perfettamente come comportarsi con l’imprinting culturale, ma è anche il risultato di scelte particolari che possono esulare dal contesto sociale di appartenenza, soprattutto oggi che il mondo è un melting pot e le distanze durano meno.<br />
L’acculturamento o inculturazione è un processo di assimilazione di esempi che attraverso le sviluppatissime tecnologie comunicative odierne non può essere selettivo come un tempo.<br />
Non è nemmeno più necessario viaggiare per venire a contatto con culture diverse che si compenetrano e si stratificano in ogni individuo.<br />
È in questa chiave che va letto ciò che dice Levi Strauss a proposito dello spirito dell’umanità, ognuno ha una determinata conformazione culturale, la complessità delle possibili visioni del mondo si coniuga in ogni essere umano in modo diverso riducendo sempre più l’omogeneità culturale.<br />
Il compito dell’antropologo secondo Clyde Kluckhohn 1955 p. 677 è d’“elaborare tecniche per tenere sotto controllo le differenze di significato tra valori apparentemente simili e per trovare somiglianze quando i fenomeni appaiono sostanzialmente diversi agli occhi dell’osservatore”.<br />
Chi si vuole porre il problema del confronto culturale deve abbandonare i suoi pregiudizi e la presunzione che si possano fare delle valutazioni riguardo la superiorità di una cultura rispetto un’altra.<br />
Già nel 47 su American Antropologist Melville Herskovitz fornisce tre pilastri per il nascente relativismo culturale. Per stilare una dichiarazione dei diritti umani rispettosa delle differenze culturali bisogna(:) &#8211; tenere presente che il rispetto delle differenze individuali implica quello per le differenze culturali- perché non esiste nessun metodo di valutazione qualitativa delle culture -poiché esse formano i propri standard, norme e valori.<br />
I valori derivano dal proprio gruppo d’appartenenza, si formano nel tempo attraverso riconoscimenti reciproci e il paragone costante del comportamento proprio e altrui all’interno di una società. Dalla ripetizione di date reazioni a particolari stimoli si imparano a riconoscere le cose socialmente accettate e quelle riprovevoli, quelle da non imitare, questa normalità viene alla lunga sotterrata nell’inconscio ed è motivo di scontro invece che di incontro. Ci sono molte attività e atteggiamenti controversi che possono essere intraprese da chi vuole apparire in un certo modo, cioè comportamenti limite tesi alla provocazione per uscire dall’anonimato, per atteggiarsi e prendere teatralmente parte alla comunità, all’esterno, al mondo, alla storia, all’agorà, agone della pluralità Arendtiana.<br />
Il relativismo culturale si pone come obiettivo di comprendere le diversità, analizzandole per quanto possibile senza essere d’accordo o respingerle.<br />
Ciò non significa astenersi da qualsivoglia giudizio morale e “prendere tutto per buono”, significa invece che anche e soprattutto i giudizi di valore sono determinati dalla cultura d’appartenenza. C’è una bella differenza anche tra il nichilistico “non ci sono verità” e il pensiero relativista che le verità ci sono, sono diverse e bisogna cercare di comprenderle.<br />
Con ciò non si sospende la moralità anzi la si rafforza: i valori su cui si basa la nostra cultura sono per l’appunto la tolleranza, la non violenza e l’attitudine al dialogo, su questo si basa la democrazia.<br />
Due possibili derive sono quella che tende a minimizzare il problema, siamo tutti diversi è inutile il dialogo o addirittura le culture non esistono, sono generalizzazioni prive di fondamento e una che crede invece che l’uomo si definisca solo in base alla sua cultura e non assorba tratti esterni o non voglia trasformarla dall’interno.<br />
Un indagine strettamente causale, fatta da chi creda che sia solo la razionalità a guidare l’uomo e che quindi sia sempre comprensibile il comportamento umano, (che specialmente quando prende forma di massa è irragionevole), ovvero cercare di scoprire quale bisogno soddisfa un dato fatto sociale nel suo contesto può essere una causa persa, perché i bisogni spesso scaturiscono a livello di inconscio collettivo e sono artefatti senza ragione compiono salti a noi inimmaginabili.<br />
Pur non potendo stilare una classifica tra le culture parlando di gradi di civiltà, si può e si deve prendere posizione riguardo ogni singolo fenomeno, dopo aver contestualizzato e scoperto quale funzione svolge un dato fatto sociale si può dare un giudizio: tale pratica rispetta i diritti fondamentali dell’uomo?<br />
Non è che se è caratteristico di una cultura tagliare la testa a uno sconosciuto ogni volta che ti muore un parente, allora lo dobbiamo capire e nemmeno non lo possiamo capire o addirittura siamo liberi anche noi di farlo (o come dice pressapoco Eco, ironizzando, “se ci sono ancora cannibali andiamo a mangiarli così imparano”).<br />
Affrontando il problema si cerca di risolverlo. A causa e per merito di questa tolleranza è complicata la democrazia: al suo interno deve permettere di parlare anche alle minoranze razziste e straniere e non le può combattere con la violenza, è rispettando i propri valori che li si affermano e li si mantengono, non facendo il contrario. Il monopolio della forza dovrebbe essere testimoniato dalla sua totale assenza, non dal suo continuo esercizio. Per questo bisogna stare dalla parte di chi sconsacra gli dei altrui piuttosto che quelli che in loro nome uccidono. Meglio un paese dove non ci sia nessuno di abbastanza stupido da istigare gli altri ad odiarlo provocando indirettamente morti e inneggiando allo scontro, ma un paese così si ottiene grazie alla responsabilizzazione graduale mediante l’esercizio della libertà di parola.<br />
Se c’è un problema di diritti, dicevamo, devono prevalere quelli irrinunciabili individuali: come è ridicola la sentenza della corte europea che riconosce le attenuanti culturali commettendo un eccesso di cultura per il pastore sardo che uccide la moglie perché loro sono abituati così, così è ingegnosa l’idea di creare dei surrogati di determinati riti che ledono il corpo umano, come l’invenzione dell’infibulazione alternativa del dr. Abdulcadir che è un compromesso, una contaminazione tra rispetto per il corpo umano e il rito di passaggio che in tal modo non “rovina” la vita, anche se magari non l’avrebbe rovinata, di certo ridotta sotto certi aspetti, ma del resto anche essere battezzato in un certo senso è un uso improprio di un bambino, appartenere ad una certa comunità è inevitabile ma che altri scelgano per te quale è un trend che deve andare diminuendo proporzionalmente all’ampliamento degli orizzonti, ad una mescolanza di usi che trascenda i luoghi d’origine privilegiando quelli di appartenenza, proporzionalmente alla presa di coscienza dei limiti che ogni singola cultura mostra, con il confronto con le assurdità altrui saltano agli occhi le proprie più facilmente, e liberarsene è il naturale ma difficilissimo compito.</p>
<p>È ovvio che dev’essere l’individuo che subisce il fatto a giudicare il male poi o a dare il permesso prima, meglio se coscientemente e non per tradizionalismo, ma che rito di passaggio al mondo adulto sarebbe se fosse la scelta di un adulto? Infatti la scelta la fa di solito il genitore che è adulto.<br />
A questo proposito sarebbe interessante verificare quanto i genitori amplificano problemi che i figli magari non avrebbero avuto neanche senza il loro intervento. Quanti problemi gli adulti scaricano sui bambini? Una mutilazione che non ricordiamo di aver subito è solo uno degli accadimenti che possono capitare nella vita e rispetto cui bisogna prendere posizione, ciò non significa per forza sentirsi vittime, anzi il problema sorge se non se ne parla. Il ruolo della tragedia.</p>
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		<title>L&#8217;IGNORANZA DELLA LEGA NORD DA UN PUNTO DI VISTA ANTROPOLOGICO</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 14:56:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia è solo dopo la seconda guerra mondiale che, liberati o quasi dalle concezioni razziste che impregnavano la cultura imbrigliandola in stereotipi volti a spiegare la superiorità degli italiani giustificando il colonialismo imperialista e le leggi razziali, si sviluppa la Demo-etno-antropologia di De Martino, allievo di Croce, secondo cui non è un antropologo solo che deve condurre la ricerca bensì una squadra di esperti in differenti campi: sociologi, psichiatri, folkloristi e linguisti con l’ausilio necessario di tecnologie quali il magnetofono o la cinepresa.<br />
Ma ce ne siamo liberati? Il razzismo non è ancora ben incistato nel nostro mondo?<br />
Ad esempio c’è un movimento politico che ha come suo scopo creare un nuovo stato ed è perfettamente conscio che per farlo deve prima creare senso d’appartenenza e quindi d’esclusione, deve creare e diffondere l’idea che esista non una “razza” perché sarebbe nazismo, ma un’identità culturale profondamente diversa da quella italiana o europea: un “ceppo”.<br />
Ora come intenda farlo non è difficile da capire, è sotto gli occhi di tutti: sfruttando il razzismo che prolifera nelle valli chiuse dove gente troppo vecchia o troppo povera non ha mai viaggiato, sfruttando quindi le paure ataviche verso il diverso, o anche solo verso il simile concorrente per un posto di lavoro, e in un altro modo, cioè proponendo nuove tradizioni, cercando cioè di creare anche attraverso una rilettura della storia, un’identità culturale.<br />
Ed in questo senso può aiutare il riferimento all’antropologo italiano Costantino Nigra, che analizzando la cultura dal punto di vista letterario ne I canti popolari del Piemonte 1881 e in Reliquie celtiche sottolinea che c’è un’evidente frattura tra un nord Italia celtico e un sud Italia latino.<br />
Ma i pregiudizi dei polentoni nei confronti dei terroni è vecchio come l’Italia: basti pensare sempre allo stesso Nigra, inviato a Napoli nel 1861 da Cavour come luogotenente generale delle Province meridionali: egli scrive una relazione in cui parla del Mezzogiorno come di «un&#8217; immensa piaga» e, a proposito dei napoletani, della loro «incapacità, corruzione, inerzia». E si lamenta di essere stato mandato «tra i negri» .<br />
Questo vero e proprio precursore del secessionismo che vedeva di mal’occhio il risorgimento (a cui partecipò peraltro attivamente in veste di diplomatico) voluto a tavolino da nobili annoiati piuttosto che risultato da un’unità culturale nazionale, è un leghista ante-litteram.<br />
Ma quali elementi in comune hanno e potranno mai avere la Liguria e le valli bergamasche? Che ne è dell’unità linguistica necessaria per creare uno stato unitario? L&#8217;autodeterminazione dei popoli proposta nei 14 punti di Wilson si può applicare a qualsiasi regione terrestre? La storia della Val d’Aosta in che modo può confluire in un’entità statuale assieme a quella che fu la Serenissima Repubblica di Venezia, se non nella già esistente Italia?<br />
La cosa che nessuno si ricorda di menzionare è che all’interno di queste due “identità culturali” presunte ci sono diversissime mentalità, dialetti, etnie intese come gruppi dai tratti somatici comuni, persino all’ interno delle stesse regioni, comuni e palazzi.<br />
La lingua comune della “Padania” è l’Italiano, la storia comune è quella dell’Italia, almeno fino ad adesso, ma ciò non basta a fermare i leghisti, che anzi creano. Creano riti nuovi, ridicoli per chi li vede dal fuori ma evidentemente coinvolgenti e simbolici, cercano di confondere la popolazione mischiando informazioni e culture, si dicono discendenti dei celti  ma sono di retaggio cristiano: avendo come scopo la chiusura politica hanno come mezzo la chiusura mentale.<br />
Da quando ho iniziato a pensare a questa relazione un’infinita sfliza di notizie riguardanti la politica della Lega mi hanno dato spunto: come non pensare al maldestro tentativo di “sdoganare” l’esistenza della Padania perché esiste un grana Padano , affermazione che sembra lasciare intendere una futura guerra per la grana contro la Reggiania.<br />
Un elemento fondamentale della loro immagine è infatti la “genuinità” che giustifica l’ignoranza, il loro linguaggio non è “populista” è grezzo. Ma le etnie esistono, come dice Fabietti, al di là dell’uso regolativo di tale concetto, esistono per chi ci crede, ed emergono quasi esclusivamente per creare scontro e non confronto.<br />
Dell’uso a sproposito di certe definizioni antropologiche nei fatti di cronaca fa certamente parte un cartellone-manifesto elettorale esibito durante l’ultima campagna elettorale con un capo indiano dipinto e una frase : “loro hanno subito l’immigrazione, adesso vivono nelle riserve”.<br />
Paradossale, eppure proprio per questo un’ottima pubblicità, un messaggio indelebile. Questo è l’esempio perfetto di estrapolazione di un concetto dal suo contesto, concetto che suscita empatia: “poveri ma fieri indiani: io quand’ero piccolo leggevo Tex Willer e coi miei amici facevo sempre l’indiano correvo libero e rifiutavo di vendere la terra ai bianchi perché non può appartenere a nessuno”.<br />
Ma nella metafora il leghista si immedesima con gli indiani confondendo i due contesti, il razzista che incita allo scontro contro il diverso lo fa portando ad esempio l’orgoglio di un’etnia a lui completamente estranea, se non opposta per principi usi, lingua, tratti somatici ma ancor più importante per il ruolo nella vicenda.<br />
Paradossale perchè la situazione è inversa: in quel caso erano i cowboys, più ricchi e forti, per diventare ancora più ricchi e forti, ad invadere sterminando e non semplicemente ad emigrare come oggi pacificamente fanno i più deboli dalla povertà verso la ricchezza.<br />
Paradossale anche perchè la soluzione proposta, ad un diverso problema anzi al suo inverso, è la stessa. Lo scontro, la guerra, sappiamo che adesso siamo noi i cowboys e allora teniamoli fuori. Ma con ciò non si esaurisce l’assurdità implicita nel messaggio, infatti il tener fuori gli altri significa rinchiudersi da soli nelle riserve, il messaggio può dunque far votare per la lega solo chi si ferma al primo strato di significato, che non sapendo la storia degli indiani, tranne che forse da un paio di numeri di Tex Willer, li rimpiange quasi più perché ai loro tempi, per risolvere i problemi, c’erano le pistole.<br />
Un capo indiano dipinto e una frase: “loro hanno subito l’immigrazione, adesso vivono nelle riserve, pensaci!” </p>
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		<title>breve storia e bibliografia essenziale dell&#8217;antropologia culturale</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 10:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follelfo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>1871 Inghilterra vittoriana, vengono pubblicati Primitive Culture di Tylor e Sistemi di consanguineità di Morgan.</p>
<p>È questa la data in cui per convenzione si fa risalire la “nascita” dell’etnografia antropologica, che in quanto studio dell’uomo e dell’umanità, delle costanti nelle diverse società, è da sempre presente nell’ homo sapiens, che si chiama così proprio per quello e che prevalse nel mondo soprattutto per la sua capacità comunicativa.</p>
<p>Per un interessante approfondimento vedere la mostra Homo Sapiens a Roma al palazzo delle esposizioni.</p>
<p>Dall’evoluzionismo darwiniano cioè delle specie, si passa all’evoluzionismo delle “razze” umane e delle loro culture.</p>
<p>Dopo millenni di viaggi di mercanti, guerre,  invasioni e diaspore, missionari e studiosi del genere umano attraverso le culture, da Erodoto a Cesare a Marco Polo e secoli di osservazioni riportate dalle colonie riguardo i costumi, le credenze, l’arte, le tecnologie, il diritto, i riti e le abitudini di diversissimi popoli un certo J.Frazer può, dalla sua poltrona, far uscire Il Ramo d’oro, del 1890, fantastica summa di conoscenze ordinata in un filo più logico “fatto ad arte” che temporale, in un percorso che attraverso magia e religione porta l’uomo di ogni parte del mondo dalla superstizione alla scienza .</p>
<p>La scienza non può che rimproverarsi per aver fallito in passato, tesa com’è verso il progressivo superarsi.</p>
<p>Ogni corrente critica la concorrente precedente per questioni o epistemologiche o inerenti alle visioni dell’uomo sottese alle generalizzazioni conclusive delle ricerche dei predecessori senza mai rinunciare ad una pretesa di scientificità maggiore, nel gran cammino di accumulo e critica del pensiero che è la cultura occidentale.</p>
<p>Boas, di formazione tedesca, in America, nel 1896,  in un articolo intitolato “Limiti del metodo comparativo in Antropologia” cerca di riportare l’Antropologia sul campo, perchè certe analogie possono essere riscontrate solo o meglio di persona e le generalizzazioni sono artefatte se le testimonianze non sono dirette, per lui è vero che le culture si influenzano, ma solo quelle vicine, altre che possono sembrare somiglianze e ricorrenze in diverse parti del globo possono scaturire da differenti concatenazioni di cause.</p>
<p>Ma già nel 1724 Jean-François Lafitau pubblicò Les moeurs des sauvages ameriquains, comparées aux moeurs des premiers temps studio comparativo di diverse tribù canadesi, attraverso l’osservazione partecipante e la conoscenza delle lingue autoctone, la cui religione è ritenuta dall’autore molto simile a quella greca. Studio ridicolizzato da Voltaire che d’altro canto in Canada non mise mai piede.</p>
<p>Nel 1897 pubblica un saggio sul Potlach, rito che ancora oggi sopravvive in molte parti del mondo con diverse forme, che si consiglia di approfondire visto che riguarda il dono e lo sperpero come funzionali ad acquisire rilevanza sociale, potere, con riferimento sia al clientelarismo romano che allo spreco di neuroni nelle serate tra amici. Un esempio del chi più ha più dia che assomiglia al ”Da ognuno secondo le sue possibilità” Marxista.</p>
<p>Il suo può essere denominato Particolarismo, una cui deriva è il diffusionismo, una visione che mette in risalto come le culture si influenzino o mescolino “a macchia di leopardo” per vicinanza, scoraggiando gli arditi paragoni tra riti agli antipodi.</p>
<p>Sul continente è in Francia invece che si sviluppa un altro percorso di studi.</p>
<p>Tra i pionieri dell’etnoantropologia occorre ricordare una società di filosofi francesi che si istituì alla fine del Settecento: la Société des Observateurs de l’homme, fondata nel 1799, un caso interessante studiato dalla Société fu quello del bambino selvaggio dell’Aveyron cresciuto dai lupi nel 1800.</p>
<p>Dopo che Comte aveva postulato la sociologia come scienza e la scienza come religione, i post-positivisti della cosiddetta Etnosociologia Francese, Emile Durkheim e suo nipote Marcel Mauss pubblicano rispettivamente ma non solo nel 1912 Forme elementari della vita religiosa e, nel 1923, Saggio sul Dono; Di Gennep da leggere Riti di passaggio del 1909.</p>
<p>In questa “scuola” si cercano gli universali attraverso sistematizzazioni scientifiche dei dati con un rigoroso metodo sociologico, in cui i Fatti Sociali, collettivi, condivisi, hanno potere costrittivo (Parallelismo con la filosofia del linguaggio del circolo di Vienna?) . Un esempio è Rappresentazione collettiva della morte, 1907 Herz: la morte è uno scandalo, un fatto sociale che richiede un rito per ripristinare l’equlibrio: già nelle Storie di Erodoto V sec a.C. ,del resto si paragono gli usi funebri di popoli diversi, Greci e Galati per sottolineare l’universalità delle usanze ma al contempo le differenze nelle modalità. Curioso il fatto che ancora nel ’04 in Francia era possibile sposarsi con un morto.</p>
<p>Contemporaneamente a questo slancio scientificista che calcola la media delle credenze comuni per definire cos’è la coscienza collettiva, dalla Gran Bretagna partono nuovi input per un ulteriore avanzamento metodologico.</p>
<p>Il Funzionalismo “Britannico”( i suoi componenti sono rimasti ben poco nel Regno Unito) introduce l’aspetto di società come organismo organizzato dal funzionamento olistico, la cultura è vista come uno strumento per soddisfare dei bisogni primari e il lavoro sul campo fieldwork diviene necessario, perché lo strumento in più che lo scienziato-viaggiatore ha, è l’Osservazione Partecipante. Per capire al meglio la realtà studiata bisogna assumere il punto di vista dell’indigeno, un punto di vista emico che senza la conoscenza della lingua locale o almeno un pidgin non è possibile.</p>
<p>1922, Londra, Malinowsky, di ritorno dall’oceania, pubblica Argonauti del pacifico occidentale, frutto del lavoro di anni sul campo, volente o nolente completamente isolato. Nello stesso anno Alfred Radcliffe Brown pubblica The Andaman islanders. Ad oggi molti archeologi e antropologi sono proprio discendenti delle tribù superstiti, è di ottobre 2011 la notizia dell’incontro con una tribù “vergine” ,che non aveva mai avuto contatti con il mondo esterno.</p>
<p>In Italia è solo dopo la seconda guerra mondiale che, liberati anche dalle concezioni razziste che impregnavano la cultura imbrigliandola in stereotipi volti a spiegare la superiorità degli italiani giustificando il colonialismo imperialista e le leggi razziali, si sviluppa la Demo-etno-antropologia di De Martino, allievo di Croce, secondo cui non è un antropologo solo che deve condurre la ricerca bensì una squadra di esperti in differenti campi: sociologi, psichiatri, folkloristi e linguisti con l’ausilio necessario di tecnologie quali il magnetofono o la cinepresa.</p>
<p>Il percorso stesso della storia dell’antropologia è, per così dire, esplicativo della sua stessa scientificità.</p>
<p>Ciò vale a dire che pur con la consapevolezza che l’uomo è una variabile irriducibile, le fasi della ricerca e della storia di essa tendono ad una sempre maggiore scientificità con sempre maggiori precisazioni: le differenti scuole di pensiero che si sono succedute non sono da vedersi semplicemente come contrapposte tra loro ma come parte di un cammino unitario. In questo caso si parla di Catallassi, parola greca traducibile con il cum-petere latino, ovvero l’aspetto positivo della concorrenza, della competizione, cioè il tendere verso qualcosa insieme.</p>
<p>L’intero percorso somiglia al metodo scientifico che teorizza prima, si pensi all’antropologia “da poltrona” evoluzionista, poi sperimenta sul campo che è il laboratorio dell’antropologo, per infine, una volta rilevate le strutture e le loro funzioni tornare “a casa” per cercare di tirare le fila e generalizzare il meno peggio possibile grazie all’uso regolativo dei concetti affinché il ragionamento sia replicabile, la falsicabilità soprattutto quando si parla di soggetti umani è imprescindibile.</p>
<p>Ogni scuola criticando quella precedente non fa che partire da essa, ogni corrente fatica a riconoscere e a mettere tra le premesse del suo ragionamento il background da cui sfocia, fino all’osservazione della partecipazione o “all’osservazione osservata dell’osservatore” della Barbara Tedlock che è ciò che Husserl introduce nella filosofia, l’epochè fenomenologica.</p>
<p>Il ragionamento di Husserl nella Crisi delle scienze europee mira a rendere sempre evidente anzitutto che l’osservatore è parte del fenomeno che osserva, che il contenitore è sempre contenuto nel contenuto, in un certo senso è ciò che in statistica si chiama effetto Hawthorne cioè l’imprevedibile perturbazione che la rilevazione avrà sul campione osservato, che quando è un umano, avrà reazioni improbabili da prevedere, ma quando è addirittura una società, calcolare gli effetti del fatto di sentirsi osservata sarà a dir poco impossibile.</p>
<p>Non importa più soltanto, e nemmeno soprattutto, la mole di dati raccolti sul campo, perché come dimostrano le critiche mosse da Freeman alla Mead, senza un metodo valido che sia anch’esso oggetto dello studio del ricercatore la ricerca non ha senso, non solo non è replicabile, cosa semi-impossibile anche solo per il naturale sviluppo nel tempo di una cultura, ma senza controlli è puro e semplice frutto della mentalità dello studioso applicata ad una certa situazione.</p>
<p>Ad esempio una giovane idealista Boasiana probabilmente dopo aver letto Rousseau alla sua prima esperienza sul campo, cercando di criticare la sua cultura ha voluto trovare proprio quello che cercava, cioè che esiste un posto bellissimo dove non hanno remore sessuali e dove l’adolescenza femminile non è traumatica come quella che lei deve aver vissuto nel suo mondo crudele e maschilista. Ma il ritornare sul campo è un ulteriore passo verso una maggiore critica della scientificità dell’ antropologia, infatti nemmeno lo stesso ricercatore a distanza d’anni con i suoi appunti in mano riscontrerà la stessa realtà.</p>
<p>Ma una volta attraversate le diversità, raccolte una mole di informazioni notevole, sotto più punti di vista, etico ed emico, scientifico e umano, l’antropologo deve tornare nel suo studio e fare il secondo step dell’etnografia, produrre documenti, rendersi conto che se le varie etnie ben separate e quasi isolate hanno tratti culturali comuni, un inconscio strutturale comune o anche solo una struttura che risponde a dei bisogni primari identici, le culture mescolate nel nostro mondo avranno carattere più individuale, ognuno sarà un aggregato stratificato di culture.</p>
<p>È  in questa direzione che punta il relativismo culturale, visto che i processi migratori non si fermano, ed è una fortuna che il processo sia pacifico, è necessario spiegare a tutti di generalizzare il meno possibile, di “naturalizzare” il meno possibile, se alcune persone rubano non è perchè è nella loro natura, è perchè nella nostra realtà le loro condizioni li spingono a farlo. Rubare è una cultura? Sul perchè rubare è illogico se non disumano rimando al saggio…link</p>
<p>Una volta che le identità culturali se non propriamente ancora mischiate sono vicine e comunicanti è inevitabile che in alcuni individui si rafforzino e che altri invece si aprano al diverso e al cambiamento.</p>
<p>È in questo senso che Remotti riprendendo Levi-Strauss, intende che ogni essere umano ha una sua cultura, è giunto il tempo in cui l’identità culturale uno se la sceglie, l’inculturamento non è più un fattore passivo da parte di un istituzione stabile e unica ma il singolo può paragonare ciò che ora gli sta vicino anche se è nascosto da pregiudizi e tacciato di non essere “naturale”, e fare le sue scelte. Quante religioni, sette, ceppi linguistici, etnie (da considerarsi strettamente relato all’aspetto esteriore, ai tratti somatici tipici) sono presenti e cooperano in Italia?</p>
<p>Ed è a questo punto della riflessione che entra in gioco il leghismo.</p>
<p>Questo movimento politico che ha come suo scopo creare un nuovo stato è perfettamente conscio che per farlo deve prima creare senso d’appartenenza e quindi d’esclusione, deve creare e diffondere l’idea che esista non una “razza” perché sarebbe nazismo, ma un’identità culturale profondamente diversa da quella italiana o europea.</p>
<p>Ora come intenda farlo non è difficile da capire, è sotto gli occhi di tutti: sfruttando il razzismo che prolifera nelle valli chiuse dove gente troppo vecchia o troppo povera non ha mai viaggiato, sfruttando quindi le paure ataviche verso il diverso, o anche solo verso il simile concorrente per un posto di lavoro, e in un altro modo, cioè proponendo nuove tradizioni, cercando cioè di creare anche attraverso una rilettura della storia, un’identità culturale.</p>
<p>Ma quali elementi in comune hanno e potranno mai avere la Liguria e le valli bergamasche? Che ne è dell’unità linguistica necessaria per creare uno stato unitario? La storia della Val d’Aosta in che modo può confluire in un’entità statuale con quella che fu la Repubblica di Venezia, se non nella già esistente Italia?</p>
<p>La lingua comune della Padania è l’italiano, la storia comune è quella dell’Italia, almeno fino ad adesso, ma ciò non basta a fermare i leghisti, che anzi creano. Creano riti nuovi, ridicoli per chi li vede dal fuori ma evidentemente coinvolgenti e simbolici, cercano di confondere la popolazione mischiando informazioni e culture, si dicono discendenti dei celti ma sono di retaggio cristiano: avendo come scopo la chiusura politica hanno come mezzo la chiusura mentale.</p>
<p>Un elemento fondamentale della loro immagine è infatti la “genuinità” che giustifica l’ignoranza, il loro linguaggio non è “populista” è grezzo. Ma le etnie esistono, come dice Fabietti, al di là dell’uso regolativo di tale concetto, esistono per chi ci crede, ed emergono quasi esclusivamente per creare scontro e non confronto.</p>
<p>Degli immigrati che non vogliono altri immigrati per integrarsi o per interesse personale acquisito è addirittura superfluo parlare, hanno assimilato la parte peggiore della mentalità capitalista, che contribuiscono a mantenere.</p>
<p>Dell’uso a sproposito di certe definizioni antropologiche fa certamente parte un cartellone elettorale esibito durante l’ultima campagna elettorale con un capo indiano dipinto e una frase che suonava “loro hanno subito l’immigrazione, adesso vivono nelle riserve”. Paradossale, paradossalmente proprio per questo un’ottima pubblicità, un messaggio indelebile. Questo è l’esempio per eccellenza di estrapolazione di un concetto dal suo contesto, concetto che suscita empatia: “poveri indiani io quand’ero piccolo leggevo tex willer e coi miei amici facevo sempre l’indiano”. Paradossale perchè la situazione è inversa, in quel caso erano i cowboys, più forti, a invadere e non semplicemente ad emigrare come oggi pacificamente fanno i più deboli dalla povertà verso la ricchezza. Paradossale anche perchè la soluzione proposta, ad un diverso problema anzi al suo inverso, è la stessa. Lo scontro, la guerra, sappiamo che adesso siamo noi i cowboys e allora teniamoli fuori. Ma con ciò non si esaurisce l’assurdità implicita nel messaggio, infatti il tener fuori gli altri significa rinchiudersi da soli nelle riserve, il messaggio può dunque far votare per la lega solo gli analfabeti che non sapendo la storia degli indiani che forse da un paio di numeri di tex willer e simpatizzando per quelli che avendo le pistole possono sostenere un assedio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/problegomeni.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/problegomeni.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/problegomeni.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/problegomeni.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/problegomeni.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/problegomeni.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/problegomeni.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/problegomeni.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/problegomeni.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/problegomeni.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/problegomeni.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/problegomeni.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/problegomeni.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/problegomeni.wordpress.com/341/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=341&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Referendum</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 21:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follelfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il recente successo ottenuto nel referendum abrogativi del 12-13 giugno, su acqua, nucleare e legittimo impedimento, urge non fermarsi. Sulla scia dell&#8217;entusiasmo partecipativo, senza tuttavia dimenticare che il 60% non è un ottimo risultato in un paese veramente democratico, bisogna proseguire. Prima o dopo il referendum urge una riflessione sul QUORUM: perchè è necessario [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=336&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il recente successo ottenuto nel referendum abrogativi del 12-13 giugno, su acqua, nucleare e legittimo impedimento, urge non fermarsi.<br />
Sulla scia dell&#8217;entusiasmo partecipativo, senza tuttavia dimenticare che il 60% non è un ottimo risultato in un paese veramente democratico, bisogna proseguire.<br />
Prima o dopo il referendum urge una riflessione sul QUORUM:<br />
perchè è necessario raggiungere il 50% + 1 degli elettori?<br />
è al contempo un modo per valutare se il quesito è un&#8217;urgenza reale, se è davvero sentito dalla popolazione e uno sprone alla partecipazione attiva,<br />
ma: se certe persone non vanno a votare forse non credono nella democrazia, o se ne fregano, proporrei il ritiro della tessera elettorale nei casi di assenteismo recidivo (da integrare ovviamente con il discorso sulla patente del cittadino).<br />
(Perchè se la maggior parte dell&#8217;elettorato non crede nelle elezioni non sta certo in esse il problema.)<br />
In che modo il 50,000001% degli elettori è differente dal 45,73?<br />
Credo sia un semplice ostacolo all&#8217;attiva partecipazione dei cittadini. Se la corte di cassazione non cassa il quesito, e la maggioranza è contraria all&#8217;abrogazione di quella particolare legge, che vada a votare.<br />
Non fare nulla non vuol dire voler mantenere lo status quo, vuol dire non fare nulla.<br />
Dover raggiungere il quorum è dunque da un lato uno sprone alla partecipazione, dall&#8217;altro uno strumento contro la democrazia, se sei contrario non andare a votare in tal modo screditerai ancor più che vincendo le elezioni chi l&#8217;ha proposto, infatti i costi della sua sconsiderata voglia di cambiare si ripercuotono sullo stato.<br />
A questo proposito: i partiti ricevono fondi dallo stato, cioè da loro stessi, i cittadini danno soldi allo stato, cioè ai politici; i partiti hanno quindi oltre al potere di cambiare le cose in parlamento anche quello di organizzare un referendum a costo zero per lo stato, possono pagare loro la campagna d&#8217;informazione e le schede elettorali. I cittadini possono solo proporre leggi che poi in parlamento possono anche non esser lette (entro due anni, ma ultimamente i governi durano anche meno), e non sono nemmeno in grado di sostenere i costi di un referendum. è così?<br />
Non sarebbe un gran vantaggio mediatico per un referendum essere gratuito, cioè pagato dai promotori invece che dai contribuenti?<br />
Quelli cui non frega nulla del quesito almeno non sarebbero indispettiti dal suo costo. Chi è contrario non andrebbe comunque a votare?</p>
<p>Accorpamenti:<br />
servono principalmente per: aiutare il raggiungimento del quorum (è chiaro che meno sono i quesiti e meno sono gli interessati a votare?)<br />
e risparmiare soldi (vedi sopra, pagare meno scrutinatori, meno straordinari alla polizia fuori dai seggi, meno giorni in cui la gente pensa a non lavorare).<br />
controindicazioni: diversi quesiti confondono la gente, elezioni di diverso tipo non sono sempre compatibili, l&#8217;avversità verso un quesito potrebbe portare la gente a non votare a nessuno di essi.<br />
Ancora nessuno ha pensato ad accorpare le primarie di partito o coalizione a dei semplici quesiti che possano influenzare il programma di governo, ciò a ben pensarci è ridicolo: si vanno a votare delle facce come se i pensieri dietro ai diversi volti fossero gli stessi solo perchè all&#8217;interno di una stessa squadra.<br />
Raccolta firme:<br />
500.000 possono sembrare poche anche tenendo conto che da quando la costituzione è stata scritta la popolazione è certo aumentata.<br />
Come organizzarla senza l&#8217;appoggio dei partiti, se i media non dessero rilevanza: lo sforzo potrebbe anche rivelarsi inutile se la Corte cassasse nel merito il quesito.<br />
Per far si che il tentativo abbia senso è necessario valutare al meglio quali quesiti potrebbero aver maggior presa sugli interessi della popolazione, visto che è abrogativo si tratta di cavalcare il malcontento o le preoccupazioni popolari.</p>
<p>Quali sono le priorità, detto tutto questo, e visto che il parlamento non è più il luogo dove certe decisioni possono essere prese, per far si che cambi davvero qualcosa?</p>
<p>Le modalità, copincollando sono queste:<br />
In quanto tempo vanno raccolte le firme?<br />
Da quando si inizia la raccolta sono a disposizione 90 giorni. La richiesta va poi inoltrata alla Corte di Cassazione tra il 1° gennaio e il 30 settembre di ogni anno.<br />
Qual è la funzione della Corte di Cassazione?<br />
La Cassazione prende in esame le richieste di referendum ed entro il 15 dicembre deve decidere se la richiesta è conforme alla legge: che le firme siano 500.000, che siano state raccolte in 90 giorni, che siano autentiche&#8230;<br />
Se la Cassazione dà il via libera cosa resta da fare?<br />
Resta da superare l&#8217;ostacolo più difficile, il giudizio della Corte Costituzionale, che decide sulla ammissibilità della richiesta di referendum.<br />
Quali referendum non sono ammessi?<br />
L&#8217;articolo 75 della Costituzione vieta il referendum in materia di leggi sulle imposte, il bilancio dello stato, l&#8217;amnistia e l&#8217;indulto, i trattati internazionali.</p>
<p>Dunque detto questo:<br />
quali sono le questioni che possono smuovere centinaia di migliaia di persone in 3 mesi prima e milioni in due giorni poi, se venisse concesso?<br />
Innanzitutto c&#8217;è un forte malcontento riguardo i privilegi della casta, sono state raccolte le firme per diverse proposte di legge che però non verranno mai discusse, e se anche venissero discusse verrebbero discusse da loro stessi&#8230;<br />
Dopodichè ci sono certamente altre leggi da cambiare.</p>
<p>Tutto questo per arrivare al punto centrale del discorso, rovinare le primarie della coalizione di centrosinistra in cui si scanneranno inutilmente, proponendo di accorpare il referendum ad esse.<br />
Che so un quesito per abrogare il comma dell&#8217;indennità parlamentare che riguarda il vitalizio (è solo una goccia, un quid simbolico),<br />
e uno per l&#8217;abrogazione del reato di coltivazione di sostanze stupefacenti.  </p>
<p>Riflettete e commentate </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/problegomeni.wordpress.com/336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/problegomeni.wordpress.com/336/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/problegomeni.wordpress.com/336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/problegomeni.wordpress.com/336/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/problegomeni.wordpress.com/336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/problegomeni.wordpress.com/336/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/problegomeni.wordpress.com/336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/problegomeni.wordpress.com/336/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/problegomeni.wordpress.com/336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/problegomeni.wordpress.com/336/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/problegomeni.wordpress.com/336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/problegomeni.wordpress.com/336/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/problegomeni.wordpress.com/336/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/problegomeni.wordpress.com/336/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=336&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Oikos vs polis</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 21:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follelfo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[tesi Vita Activa]]></category>
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		<category><![CDATA[Hanna Arendt]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendendo la visione aristotelica, la Arendt vede come costitutiva della dimensione umana la differenza che si instaura tra lo spazio domestico ovvero la sfera privata, e lo spazio pubblico vale a dire la polis. Infatti nell’antichità, da una parte la sfera domestica era la sfera destinata alla soddisfazione dei bisogni necessari alla sopravvivenza, e all’interno della quale vigeva una forte gerarchia; è la sfera di ciò che non deve apparire ma rimanere nascosto alla vista degli altri. Al contrario, la polis era uno spazio comune, destinato alla possibilità per ogni cittadino ateniese di problematizzare il mondo insieme ai propri pari. L’individuo maschio non è più un padre o un padrone che governa la casa, ma un uomo libero, libero da ogni affanno e bisogno, da ogni situazione gerarchica. Il lavoro, che provvede in maniera esclusiva alla possibilità di sopravvivere, viene poggiato sulle spalle degli schiavi che diventano l’immagine per eccellenza di quel cordone che ci unisce alla madre terra con tutto il peso e l’oppressione che comporta. Abbandonato il soddisfacimento dei propri bisogni e trovandosi in una dimensione in cui non è concessa nessuna forma di gerarchia, l’uomo è libero di dedicarsi ad una vita che non sia solo sopravvivenza, ma una vita che sia logos e azione e che possa essere ricordata. Fin d’ora si è cercato di delineare una netta distinzione tra due piani che sono irriducibili l’uno all’altro, ma è importante notare che non sarebbe possibile nessun tipo di vita nella polis senza una vita nell’oikos. Questo spazio è funzionale ai bisogni umani che vengono soddisfatti tramite l’associazione tra gli uomini, che secondo Aristotele è connaturata all’essere umano. Infatti, l’uomo, prima di essere razionale, è zoon politikon, un essere sociale che per rispondere alle contingenze della vita si rivolge ai suoi simili. All’interno della famiglia, si assiste alla prima forma organizzativa, rivolta alla mera sopravvivenza, secondo un’articolazione dicotomica e gerarchica tra chi comanda e chi viene comandato: </p>
<p>“prima di tutto è necessario unire i termini che non possono sussistere separatamente, per esempio la femmina ed il maschio in quanto strumenti di generazione(…),chi è naturalmente disposto al comando e chi è naturalmente disposto ad essere comandato, in quanto la loro unione è ciò per cui entrambi possono sopravvivere, perché chi per le sue qualità intellettuali è in grado di prevedere comanda e per natura è padrone, mentre chi, per le doti inerenti al corpo, è in grado di eseguire deve essere comandato ed è naturalmente schiavo, sicché la stessa cosa è vantaggiosa al padrone e allo schiavo ”  </p>
<p>Un buon esempio è dato dal rapporto domestico che intercorre tra lo schiavo che viene comandato dal padrone e che deve comportarsi in maniera obbediente verso il suo padrone, il quale al contrario, ha solo diritti e mai doveri verso il proprio servo. Lo stesso vale per la contrapposizione tra femmina e maschio o per quella tra padre e figlio: tutte queste relazioni private hanno la loro ragion d’essere nel principio secondo cui “la loro unione è ciò per cui entrambi possono sopravvivere</p>
<p>E’ interessante notare come in questo stato di schiavitù nei confronti della nostra dimensione naturale, si senta il bisogno di liberarsi dagli stessi richiami che ci incatenano. Paradossalmente è solo in questa condizione di asservimento agli impulsi che nasce l’esigenza di non esserne più soggetti. Dedicare la vita e redimerla dalla sua passività per renderla “buona” nel senso aristotelico comporta la ricerca della libertà dalle necessità quotidiane. </p>
<p>La libertà quindi, occorre imporla per via negativa, una libertà da e non di ogni responso al ciclico ripetersi della quotidianità. E’ in questo modo che la dimensione privata non viene messa in discussione e non viene posta in maniera gerarchica nei confronti dell’azione, ma al contrario diventa la condizione che la permette. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/problegomeni.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/problegomeni.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/problegomeni.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/problegomeni.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/problegomeni.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/problegomeni.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/problegomeni.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/problegomeni.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/problegomeni.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/problegomeni.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/problegomeni.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/problegomeni.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/problegomeni.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/problegomeni.wordpress.com/309/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=309&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>vita activa vs vita contemplativa</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 21:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follelfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Heidegger e lett. tedesca]]></category>
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		<description><![CDATA[La contrapposizione metafisica è quella tra il pensare e l’agire posti in ordine gerarchico e posti su piani ontologici differenti, che guardano a due mondi ontologicamente distinti. Oltre Platone, agli occhi della Arendt è Parmenide che esplicita questa dicotomia radicale attraverso un principio di identità che riduce l’essere al pensare ed il pensare all’essere: secondo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=307&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La contrapposizione metafisica è quella tra il pensare e l’agire posti in ordine gerarchico e posti su piani ontologici differenti, che guardano a due mondi ontologicamente distinti. Oltre Platone, agli occhi della Arendt è Parmenide che esplicita questa dicotomia radicale attraverso un principio di identità che riduce l’essere al pensare ed il pensare all’essere: secondo la filosofa è questo l’errore che a dispetto di tutti gli altri ha portato nell’oblio la sfera dell’azione.</p>
<p> Svelato l’arcano segreto la proposta arendtiana si concentra sull’analisi accurata di quella che viene definita vita activa e le sue articolazioni e strutture che risultano essere originarie rispetto a quelle di una vita contemplativa: In principio era l’azione dice San Giovanni ed è su questa linea interpretativa che la Arendt sembra decisa a muoversi per la svalutazione della metafisica occidentale. La proposta di analisi che viene sviluppata dalla filosofa si pone su due piani perpendicolari tra loro: da una parte la tripartizione della condizione umana che cambia a seconda delle diverse attività umane: il lavoro, l’operare e l’azione( a loro volta esse hanno un legame con le condizioni che invece sono esistenziali ovvero la Natalità e la Mortalità. Questo legame potrebbe essere visto come un ulteriore giustificazione a favore della scelta di porre in maniera originaria la sfera dell’agire rispetto ad una vita dedicata alla teoresi). Dall’altra parte la bipartizione tra la sfera privata e la sfera pubblica che si riduce ad una differenza tra ciò che deve rimanere nascosto e ciò che invece deve presentarsi sullo scenario del pubblico. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/problegomeni.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/problegomeni.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/problegomeni.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/problegomeni.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/problegomeni.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/problegomeni.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/problegomeni.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/problegomeni.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/problegomeni.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/problegomeni.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/problegomeni.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/problegomeni.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/problegomeni.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/problegomeni.wordpress.com/307/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=307&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>concetto di cultura</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 16:37:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Torniamo ai due principi sui quali si ergono i costrutti teorici di Remotti e di Lévi-Strauss e chiediamoci dove vadano cercate le origini degli stessi nell’ambito della storia del pensiero antropologico. Tali origini si radicano nell’evoluzione di un particolare strumento concettuale, quello di cultura. È lo stesso Remotti a fornire, nelle pagine di Noi, Primitivi, una sorta di genealogia del concetto di cultura il quale, dando origine al riconoscimento di equivalenza di valore e di priorità dei significati indigeni, si può dire sia condiviso anche da Lévi-Strauss. Qui ci occuperemo della definizione di cultura data da Tylor nel 1871; Le parole di Tylor riconoscono all’insieme complesso che costituisce la cultura il carattere di molteplicità e mescolanza: ogni abito assunto entra  a far parte del materiale culturale. La cultura è diffusa ovunque, ogni società, in ogni suo aspetto, è culturale: come nota Remotti, nella definizione tyloriana non è presente alcun accenno alla scrittura e all’incidenza che essa ha, dove è presente, sulla sistematizzazione delle altre competenze acquisite dall’individuo sociale. L’assenza di tale ingombrante presenza non fa altro che accrescere la dose di sfiducia nei confronti del concetto antropologico di cultura. Partendo dal riconoscimento della molteplicità e diversità delle forme culturali, Tylor punta all’individuazione di ciò che le accomuna piuttosto che  di eventuali criteri di separazione: questo atteggiamento è presente alla base della prospettiva antropologica di Lévi-Strauss come di Remotti, sotto forma della ricerca di somiglianze dissimulate dalle diversità, di connessioni illuminanti celate dal caos della molteplicità.<br />
Riconoscere la molteplicità irriducibile delle manifestazioni culturali porta, nello studio antropologico di un determinato caso etnografico, ad assumere l’ipotesi della diversità dei significati locali; in difesa di tale diversità ecco ergersi uno dei due principi da cui siamo partiti: il principio di priorità dei significati indigeni. Ma la definizione di Tylor nasconde un’ulteriore svolta, implicata dall’estensione del carattere di culturalità ad ogni società umana. Non inserendo nella propria definizione di cultura il severo criterio di separazione costituito dalla scrittura, Tylor elimina la linea di disgiunzione tra ragione e costumi. È questo il motivo per il quale a partire dallo spartiacque tyloriano è possibile intraprendere un viaggio propriamente antropologico nel mondo della cultura: è questo che spinge al riconoscimento del secondo principio di partenza, l’equivalenza di valore tra significati. I costumi degli altri lasciano per sempre la categoria della residualità, della stravaganza, dell’innaturalità e dell’irrazionalità per entrare a far parte della molteplicità culturale, al pari dei nostri. Società totemiche, a caste, patriarcali: sono tutte forme di organizzazione e classificazione di pari dignità logica: le anomalie esistono solo in funzione delle categorie attraverso le quali si considera il reale.<br />
Un concetto di cultura così inteso, dunque, permette di accogliere in modo elastico e minimamente costrittivo le particolarità dei singoli casi etnografici: permette all’antropologo di intraprendere in modo più legittimo e preparato il giro lungo che si è prefisso, illuminando connessioni nascoste le quali, rifrangendosi sullo specchio dell’antropologia, rimbalzano verso la fonte di luce e finiscono per colorare in modo diverso noi come gli altri.</p>
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		<title>Principio di priorità dei significati e principio di equivalenza di valore delle forme culturali</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 16:32:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Liberare l’analisi antropologica dall’atteggiamento etnocentrico conduce ad individuare due principi sui quali entrambi gli autori in esame, Remotti e Lévi-Strauss, fondano il proprio discorso. Tali principi fondativi, strettamente interconnessi, sono l’attribuzione di equivalenza di valore ad ogni manifestazione culturale e il riconoscimento della priorità dei significati indigeni.<br />
Ne Il Pensiero Selvaggio Lévi-Strauss fornisce un’esemplare applicazione del potere euristico che deriva dalla combinazione dei due principi: rifiutando ogni approccio di tipo storicistico ed evoluzionistico , l’antropologo francese si concentra sull’analisi delle “cosiddette istituzioni totemiche”, alla ricerca di una soddisfacente collocazione delle stesse nel panorama molteplice delle forme culturali. La conclusione di tale ricerca è senza dubbio tesa alla conferma dell’idea di fondo dell’antropologia lévi-straussiana, ossia l’unità dello spirito umano. L’indagine infatti si svolge in direzione dell’individuazione di quelle forme logiche strutturali che, secondo Lévi-Strauss, sono presenti alla base di ogni tipo di organizzazione umana. In linea con tale intento dimostrativo, le istituzioni totemiche vengono riconosciute come forme di classificazione tra le altre, declinatesi in modo diverso per via degli impulsi della contingenza storica – ricordiamo a tale proposito il carattere situazionale che Lévi-Strauss attribuisce al pensiero – ma con intenti logici comuni. Da un punto di vista logico i sistemi cosiddetti primitivi non hanno nulla da invidiare a quelli considerati scientifici; il testo in esame è costellato di esempi in tal senso: basti pensare alle conoscenze botaniche degli indiani Aymara dell’altopiano boliviano, la cui tassonomia si è sviluppata fino al punto di comprendere ben 250 termini corrispondenti ad altrettante varietà di un unico genere di pianta; oppure alle intricate norme che regolano in un sistema coerente gli scambi matrimoniali dei gruppi aborigeni, oggetto degli studi di Spencer e Gillen  durante la loro traversata dell’Australia lungo un asse sud-nord. L’analisi di Lévi-Strauss tende dunque a mettere in luce le proprietà logiche comuni a sistemi eterogenei; a tale proposito è emblematico il confronto svolto tra le istituzioni regolate tramite caste e quelle definite totemiche. La conclusione delinea la struttura che regola entrambi i modelli di sistematizzazione del reale, tra loro in un rapporto di simmetria inversa: in entrambi i casi infatti viene compiuta la stessa operazione logica, anche se in direzione opposta. In entrambi i casi si individuano i due gruppi di termini &#8211; da un lato il sistema  delle funzioni sociali e dall’altro il sistema delle specie naturali – il cui rapporto di opposizione complementare dà vita ad un codice che possa rendere pensabili come totalità due dimensioni conflittuali quali natura e cultura. La conclusione di Lévi-Strauss spazza via ogni ulteriore dubbio circa la natura irrazionale ed eterogenea delle istituzioni “primitive”.</p>
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		<title>meditare</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 19:11:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Io di solito quando medito stendo le braccia come cristo in croce e tendo i polpastrelli più indietro che posso, per sentire l&#8217;energie formicolarmi nelle mani, una volta fatto un pò di stretching e averla catalizzata nelle mani, anche attravero una leggera rotazione del braccio all&#8217;altezza della spalla, mi siedo comodo su un cuscino. La posizione del loto non riesco a tenerla, son troppo incriccato o ciccione, credo che le posizioni fisse siano un pò come la messa, ha senso si ma è pur sempre una tradizione inventata direi che tra le discipline diverse con rigidi canoni e il muaitai preferisco il secondo, una sorta di combinazione armoniosa e non prefissata. Poi gli esercizi da fare sono diversi.<br />
Da seduto puoi, concentrando l&#8217;attenzione, far fluire il sangue nella parte del corpo che preferisci, di solito si inizia dai piedi e si sale. Solo come allenamento, per acquisite maggior controllo del corpo. Stop Think Feel.<br />
Una volta che si ha dimestichezza con i formicolii e il calore che sprigionano, rilassare le mani e tenerle a distanza minima e costante. Al contempo iniziare a ripassare il percorso di Kundalini, cercare di svegliare il serpente e fargli risalire le sette case del loto, ripassando in ordine quali centri e dove sono posti.<br />
Quando la vibrazione è arrivata al petto mettere alla prova la capacità del torace e fare diversi esperimenti di respirazione, contare o non contare, riuscire a mantenere un ritmo regolare o semplicemente andare in iperventilazione influisce si, ma non è che diventerei matto se il respiro non passa dalla narice sinistra per poi uscire da destra e se ogni passaggio dura gli stessi 7 secondi, l&#8217;importante è avere ben in mente il ciclo che l&#8217;aria deve fare, è il mondo che ti riempie come una brocca, il cui scopo è svuotarsi. Sentire che il corpo è uno strumento.<br />
kundalini è il serpente sacro che dal tan tien sale per la spina dorsale per arrivare al terzo occhio e oltre.<br />
Il tan tien è dove si racchiude il chi, secondo un giornalino di lotta giapponese che avevo in casa da piccolo, Super Shen, 4 dita sotto l&#8217;ombelico.<br />
Da seduti col culo per terra è più facile sollecitarlo, è il brivido che da calore.<br />
Altri esercizi utili riguardano dei mantra che si possono mormorare per uscire dalla catena dei pensieri con una formula che si mangia la coda, le formule possono essere molteplici, inventate, semplicemente simboliche, una bella vibrazione armonica come l&#8217;aum, o tradizionali, nam mioho renghe chiò und so weiter&#8230; il suono del vento è uno dei miei preferiti, perchè si combina con la respirazione e riproduce un suono naturale.<br />
Formule come io sono il vuoto, possono aiutare, ma anche distrarre. Il fulmine squarcia il vuoto.<br />
Se il pensiero non si vuole fermare ci sono altri piccoli esercizi per riempire il tempo. Il corpo immobile e senza pensieri è fuori dal tempo, la temporalità si può sentire solo attraverso movimento e pensiero, per uscirne bisogna evitare i ricordi e i sogni, è un ripetersi di irripetibili momenti, bisogna comprenderlo e dilatare un istante per quanto si riesce, a volte è più ristoratore di una dormita scomoda.<br />
Primo esercizio è quindi l&#8217;immobilità, sia in posizioni comode che scomode con i muscoli in tensione.<br />
L&#8217;immobilità ad occhi aperti è molto difficile, e dopo vari tentativi sarà chiaro che trattenere il respiro non è la soluzione, cercare di respirare col diaframma o mantenere la pancia ferma pur facendo circolare l&#8217;aria. I fachiri e gli joghi sono in grado di ridurre le loro funzioni vitali e renderle quasi impercettibili.<br />
Allenare il baricentro a danzare dentro il petto.<br />
All&#8217;immobilità seguono gli altri sensi, prendere coscienza del fatto che il corpo è uno strumento, ascoltare in silenzio, poi sentire il silenzio, fissare il vuoto, poi non vederlo più.<br />
Immaginare di ritagliarsi dallo spazio circostante e trasportarsi attraverso lo sfondo.<br />
La vista è più apollinea; Apollo il dio del sole con l&#8217;arco, un corno del toro, l&#8217;udito è dionisiaco, la lira, l&#8217;altro corno del toro. I due corni della contraddizione in Nietzsche. Il pensiero giunge attraverso l&#8217;udito pur essendo muto, facoltà più affine alla vista è invece il nominare, il coprire di parole il mondo. Le orecchie rivelano il movimento, la vista i contorni.<br />
Diventare statue dagli occhi di giada. Prendere coscienza che in una determinata disposizione d&#8217;animo e postura ci si può ritrovare anche a distanza di anni, immutati.<br />
Gli obbiettivi sono molteplici e i più disparati, ritrovare serenità, approfondire e padroneggiare altri stati di coscienza, l&#8217;annientamento mistico è una specie di anticipazione della morte, allenarsi alla morte stagliandosi fuori dal mondo, ritirarsi in se stessi e sentire che si è l&#8217;unica cosa importante e poi sentire che ogni piccolezza è unica e che la vita è un brulichio di reazioni chimiche e che la danza delle particelle nella mente-laboratorio di un fisico è come la danza di shiva per un santone induista.</p>
<p>Mantra: Belle parole in ordine piacevole che se vuoi possono darti delle sensazioni particolari; Frequenze in sequenze, in alcuni posti ci sono comunità dove è riconosciuto il valore rituale ad ogni azione e quindi per ogni gesto c&#8217;è una tradizione, un&#8217;armonia prestabilita da rispettare.<br />
Chiaro che non è che se ti dici apri la porta della luce dentro di te stai meglio, non è un bottone che click e bum ti trasformi. Però se lo fai dopo aver letto un libricino di spiegazioni e precetti sei nella disposizione adatta a comprendere meglio quello che fai, o a credere di farlo in maniera più intensa.<br />
Joga: Ti metti lì ti concentri e senti che il tuo corpo emana energie emette vibrazioni, tra l&#8217;altro è strano perchè così facendo ti ricarichi anche ed è tutto un tendersi, un pulsare. Un oscillare tra posizioni, un sentirsi segno nella cornice.<br />
In certe posizioni, ad esempio quando ti stiracchi, almeno fisicamente senti le energie formicolarti dentro&#8230; si può provare a più livelli&#8230; certo è, che se presti unicamente le tue attenzioni al comportamento del tuo corpo lo strappi al concatenamento di automatismi abituali, mettendolo in altra luce lo innalzi. Non è semplice ginnastica, è una prova di controllo.</p>
<p>Più che altro aiuta la sola disposizione a credere nel fatto che sorridendo al pensiero di una persona cara in qualche modo puoi entrare in contatto con essa.<br />
O semplicemente ti senti più spirituale, la qual cosa di per se, può renderti più bendisposto, più benevolente nei confronti di ciò che ti accade.<br />
Guenon mi pare dicesse che intellettuale è spirituale, e spirituale è morale. Si può essere anche spirituali senza essere intellettuali e viceversa ma ci sono casi in cui vale l&#8217;identità tra le due categorie. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/problegomeni.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/problegomeni.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/problegomeni.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/problegomeni.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/problegomeni.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/problegomeni.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/problegomeni.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/problegomeni.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/problegomeni.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/problegomeni.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/problegomeni.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/problegomeni.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/problegomeni.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/problegomeni.wordpress.com/296/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=problegomeni.wordpress.com&amp;blog=4812638&amp;post=296&amp;subd=problegomeni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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